Tracce di libertà

L'ombra e la bruma invernale avvolgono ancora la valle dei Dossi nonostante sia ormai mattina inoltrata. Rompiamo il silenzio di un parcheggio ancora vuoto scollando le pelli e infilandoci gli scarponi da sci, la solita routine fatta di mani congelate e di cuori che battono già forte per l'emozione.

Scivoliamo facilmente sulla pista battuta mentre il respiro condensa nell'aria. Le fronde degli alberi sono ancora cariche dalla nevicata della notte precedente e il torrente Knuttenbach scorre placido tra rocce che oggi hanno l'aspetto di soffici cuscini in piuma. In alto, incorniciate dai pendii della bassa valle, sbucano le vedrette rocciose di Ries-Aurina che danno il nome all'omonimo parco naturale. 

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I lunghi tratti pianeggianti sono intervallati da brevi salite che ci conducono presto a Malga Knutten, termine della pista battuta. Qui, dove più tardi partiranno miriadi di slittini verso valle, facciamo una piccola tappa prima di riprendere la marcia, rapiti da un caldo succo di mela e da una fetta di strudel.

Ci immergiamo finalmente nella fresca dove iniziare a battere traccia è quasi un peccato. Il candore della neve è interrotto unicamente da poche tracce animali e da piccoli boschetti formati da gruppi di pini mughi il cui profumo si sprigiona nell'aria. In questa giornata travestita quasi da primavera non siamo alla ricerca della curva perfetta o della discesa da brivido. I pendii sono troppo carichi e il rischio valanghe troppo alto. Ci limitiamo, se così si può dire, a respirare l'odore della neve a pieni polmoni, ad imprimere nella mente e nel cuore le forme e i contrasti di questa fiaba così reale, a parlare e ridere tra amici, cosa che quassù ci riesce anche meglio.

 
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Gli strappi che si fanno man mano più ripidi ci obbligano a compiere sempre più inversioni e sfilacciano il gruppo. Presto ci troviamo divisi, ognuno solo con sé stesso, il proprio respiro e il proprio battito. Anche durante un'uscita come questa riusciamo a godere appieno di certi momenti di solitudine. In una realtà che ci porta ad essere sempre più spesso connessi con gli altri diventa prezioso riuscire a ritagliarsi piccoli momenti tutti per sé. La solitudine diventa l'attimo in cui impariamo a conoscere il nostro corpo, l'istante in cui assorbiamo tutte le suggestioni dei paesaggi che ci accompagnano. Basta anche un piccolo dettaglio ad alimentare il nostro bisogno di meraviglia. La zona di transizione che viene a crearsi dall'incontro tra luce ed ombra fa sì che i fiocchi di neve brillino con un'intensità così forte che arriva a trasmetterci energia. È in certi momenti che si sviluppa in noi una coscienza sempre più profonda e in cui capiamo davvero quanto vivere la montagna significhi anche sviluppare il proprio io più interiore. 

 
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Arrivo a Passo Gola dove ritiro finalmente il mio premio: un timido sole spunta dalle creste delle montagne riscaldandomi mentre rilasso i muscoli al termine delle fatiche. Uno dopo l'altro mi raggiungono gli amici con i quali ho condiviso la salita, stanchi ma appagati dall'incredibile bellezza e dalla vastità dell'ambiente nel quale siamo immersi. Qui, proprio dove corre il confine tra Italia ed Austria, ci è ancora più chiara l'opportunità che oggi ci è riservata: la libertà di scegliere. La neve si presenta davanti a noi come un grande foglio bianco sul quale imprimere le nostre tracce. Che sia facile o difficile, pieno di curve o più rettilineo, siamo noi a decidere e a disegnare il percorso che ci riporterà a valle. Ci ritroveremo tutti giù, nello stesso punto dal quale siamo partiti, pronti a scambiarci un cinque e a brindare ad un'altra giornata speciale. Dentro di noi la solita grande passione per le cose semplici e genuine, una fiamma che anche grazie alla giornata di oggi continua a bruciare sempre più forte.

 
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L'avventura come ricerca della felicità

Le nuvole corrono veloci, spinte da un vento che soffia teso da Nord. Non è il tipico tempo che ti aspetteresti a Rimini, così come non ti aspetteresti una parete verticale di arenaria piazzata proprio lì, tra le sue dolci colline e le sue campagne colorate. La falesia di Maiolo sorge sopra l'omonimo paese, quasi a fare da sentinella su buona parte della Valmarecchia e sui suoi castelli medievali.

Carichiamo l'attrezzatura sulle spalle e iniziamo a percorrere il sentiero di cresta che taglia i calanchi, fino a raggiungere la base delle pareti. Superiamo lo storico settore iniziale di Maiolo e qualche centinaia di metri dopo ci ritroviamo di fronte ad una parete di arenaria compatta, simile alle più note pareti di gritstone Inglesi. È qui che qualche anno fa in Samuele nacque una visione.

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Bastano pochi metri di roccia per disegnare una linea con gli occhi e immaginare di poterla salire. Serve però uno sforzo maggiore per decidere di non chiodarla, affidando la propria sicurezza a protezioni mobili quali nut e piccoli friend, in certi casi sporadici e non troppo sicuri. Probabilmente qualcuno si chiederà “Perché?”, ma la risposta, più che a parole, la si dovrebbe ricevere sotto forma di emozioni e di sensazioni.

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L'idea di avventura è spesso associata unicamente a spedizioni in terre remote, alle grandi pareti o a luoghi inospitali, ma che cos'è se non qualcosa capace di farti vivere esperienze fortissime e di arricchirti come persona? Maiolo è la nostra micro avventura, il pretesto per trasformare un'ordinaria giornata in un profondo viaggio interiore. Staccare i piedi da terra e partire per quei 15 metri di arenaria verticale equivale a far viaggiare la mente oltre i confini più remoti.
Ognuno di noi può vivere la sua micro avventura indistintamente dal luogo in cui si trova e dalle capacità tecniche che possiede. Cercare di fotografare quell'animale schivo che tanto amiamo, risalire il letto di un torrente per scoprire le sue cascate nascoste, rincorrere il sole per vederlo sorgere da quel punto così panoramico. L'avventura è il motore della scoperta, il simbolo di chi vive ogni attimo con curiosità e fame di ignoto.

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Esistono anche esperienze che nonostante siano a portata di mano necessitano di una forte presa di coscienza. È il caso di certe linee a Maiolo, dove corpo e mente devono essere perfettamente allineati per raggiungere l'obbiettivo: riuscire a scalare quella che è nata come una semplice visione.
Quando il grido di Samuele rompe il silenzio è come se tutti noi lì presenti avessimo vissuto la sua stessa avventura. Dopo avere trattenuto il fiato per quei pochi minuti esplodiamo in attimi di gioia, perché in fin dei conti i sogni di un amico contagiano pian piano anche chi gli sta vicino.

Con il sole che tramonta, lasciamo questo posto fatto di idee, sogni e amicizia. Le luci del castello di San Leo si accendono mentre il blu del cielo diventa sempre più profondo. Qui, tra qualche collina e qualche calice di vino, abbiamo trovato la nostra avventura, quella capace di farci sentire vivi e connessi con il mondo che ci circonda. Ogni avventura termina così, con la consapevolezza di essere cresciuti, ma di avere sempre qualcosa di nuovo da imparare dalla prossima esperienza.

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